Lavori realizzati per l’esercitazione
“Il paradigma della vita e le sue ragioni“
D – IED, Milano. Anno accademico 2011-2012
Cattedra di sociologia.
Esercitazione finale.
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Luoghi immaginari. Dove abitano i sogni?
Sul piano individuale l’immaginario testimonia della soggettività degli individui ed esso appartiene alla singolarità delle storie personali.
“Lasciò alla sua assistente il compito di rispondere al telefono e chiudere lo studio. Era ansiosa di ritirare dal corniciaio sulla Mühle Gasse l’ultimo suo acquisto, un’incisione della fine del XVII secolo di La Carte du Tendre, un paese immaginario ispirato da Clélie, Histoire romaine di Madeleine de Scudéry, Saffo, come l’avevano soprannominata secondo la moda del tempo i suoi ammiratori, che accorrevano numerosi ai suoi sabati licenziosi. Era una rappresentazione topografica e allegorica delle differenti tappe della vita amorosa secondo le «preziose» dell’epoca. Helga si era innamorata di questa incisione fin dal primo momento che l’aveva vista nella vetrina di un antiquario sulla Brunn Gasse, vicino alla Predigerkirche. L’incisione era rozza, ma esprimeva un candore surreale sotto il quale aveva intravisto un’impronta anatomica che le evocava, stilizzata, la regione pelvica femminile. Una personificazione retorica del potere virginale di Eva in un tempo in cui tutti si rifiutavano di riconoscerlo…”.
Madeleine de Scudéry 1607-1701), Saffo, è una delle figure letterarie più importanti del diciassettesimo secolo. La Scudéry è l’autrice dei due più lunghi romanzi della letteratura francese, una sorta di trattato di anatomia amorosa in cui sono minuziosamente descritte le gelosie, le inquietudini, le impazienze, le gioie, i disgusti, le disperazioni, le rivolte, i furori dei sentimenti vissuti.
La Scudéry voleva essere amata follemente, ma con rispetto. Una contraddizione per i suoi tempi, che pensò di risolvere cercando un amante al posto di un marito, passando così per avida e licenziosa, mentre lei si riteneva audace.
Fu messa alla berlina da Molière in Les précieuses ridicules, che non capì il suo sogno di un paese ideale dove gli uomini devono trovare il cammino del cuore delle dame tra pericoli e prove di coraggio.
Tendre ha tre città e un fiume, Inclinazione, dove si gettono due affluenti, Stima e Riconoscenza. Le tre città stanno a fianco di questi tre fiumi. Per andare da Nouvelle-Amitié a Tendre-sur-Estime bisogna passare per il Grand-Esprit e i deliziosi villaggi di Beiversi, Bigliettigalanti, Bigliettidolci, circondati da boschi lussureggianti e da erbe officinali tra cui abbondano le stelline odorose, chiamate anche Waldmeister, le cui piantine venivano messe dalle donne impudiche a macerare nel vino bianco e le sue radici raccolte dalle vecchie signore per tingere di un rosso ineguagliabile la lana. Il fiume Inclinazione scorre su queste terre lentamente perché è domestico mentre il mare è pericoloso perché battuto dalle passioni. Quanto al lago chiamato Indifferenza rappresenta la noia.
Il successo di questo paese immaginario fu immediato, come una carta moschicida attirò l’attenzione di calvinisti, libertini e giansenisti a cominciare dall’abate d’Aubignac che creò a sua volta una Carte de Coquetterie…”.
“Un raggio di sole illuminava la sua carta di Tendre, si stirò e sbadigliando si alzò dal letto. Il villaggio di Bigliettigalanti riluceva dietro il vetro della cornice. Le précieuses ridicules che si raccoglievano nel salotto di Catherine de Rambouillet amavano le arti e le lettere, ma fino a un certo punto. Fino a quando i rosoli bevuti non avevano fatto il loro corso e le giovani figlie de la meilleure naissance, gli occhi addolciti dall’alcol, non cominciavano a spegnere le candele e a sciogliersi i nastri dai capelli. François de Malerbe aveva anagrammato Catherine in Arthénice, un nome più adatto a suo giudizio per le sue mises blu. Un nome sotto l’influenza di Nettuno e protetto dai topazi, che arrecava una salute di ferro e amori fragili.”
(Tratto da, Le ragazze della Via Paal, 2009)
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L’obiettivo di questa esercitazione è di “visualizzare” uno dei luoghi della Carte du Tendre e, eventualmente, trasporlo nella modernità.
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Ogni studente o ogni coppia di studenti può elaborare l’immagine di questa esercitazione con il mezzo espressivo che meglio ritiene opportuno: disegno, foto, fumetto, collage, video, rappresentazione elaborata per via elettronica.
L’elaborato, su chiavetta, dovrà essere illustrato e consegnato in copia accompagnato da una breve relazione esplicativa. Non sono accettati altri supporti.
(N.B. – In rete si possono trovare altre carte di Tendre.)

Clélie, una storia romana, un trattato di anatomia amorosa o piuttosto criminalis. Madeleine apre una ferita tra il desiderio e la morale, tra l’inquietudine del sentire e la virtù dalla lascivia. La medica con la grazia dall’amore e la noncuranza delle giovani donne. Imbevuta di virtù cristiane in un secolo che le ostenta insegue il divenire delle passioni sulle rive del lago di Venere, tra i vicoli di Bigliettigalanti, lontano dalla battigia di un mare percorso da venti che scompigliano i capelli.
Qui il desiderio si coniuga con la crudeltà, il cuore si apre più veloce dei lacci del corsetto, la nudità perde ogni inquietudine ed è ricondotta alla sua ob.scena natura: di elevazione. Non c’è che un vincitore a Tendre: la bellezza trasognata di quello che un tempo era la Venus coelesti.
Questa esercitazione vale tre punti per il vincitore o i vincitori, due punti per l’interpretazione più interessante del tema e un punto per il terzo progetto classificato.
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UNO.
Si ricorda che la partecipazione alle esercitazioni e all’esame in forma visuale è riservato esclusivamente agli studenti che non hanno fatto più di due assenze.
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DUE.
Esito della prima esercitazione: “Il Paradigma della vita e le sue ragioni”.
(CG An., Video D., Sound D., Media D.)
Gloria Spataro, Carola Varini – 3 punti.
Irene Caviglia, Maria G.Monico – 2 punti.
Paolo Pacucci, Ilaria Bertuetti – 4 punti.
Manuel Capitani, Ruben Musto – 2 punti.
Claudia La Rosa, Nicolò T. Braggion – 2 punti.
(A tutti gli altri partecipanti un punto.)
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(Graphic D., A e B, Illustrazione.)
Isabella Giorgini (votata dalla Lega Antivivisezionista) 5 punti.
Solimeo Serena – 3 punti.
Cinzia Zaccagni, Silvia Merlo – 3 punti.
(A tutti gli altri partecipanti 2 punti.)
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(Fotografia A, B.)
Francesco Di Cecca – 2 punti.
P. Del Papa, Matteo Bandiello – 3 punti.
Chiara Malaspina – 3 punti.
Silvia Calzolari, Giorgia Rizzo – 2 punti.
(A tutti gli altri partecipanti un punto.)
N.B. – Da questi punteggi sono esclusi gli studenti che non si sono presentati alla cattedra al momento della presentazione dell’esercitazione.
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TRE.
Tutti quelli che ne hanno diritto e si sono iscritti all’esame in forma visuale nei tempi prescritti sono stati accettati.
L’elenco formale verrà messo in rete dopo che sarà stato comunicato dalla cattedra alle rispettive segreterie.
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IED, Milano. Anno accademico 2010-2011
Cattedra di sociologia.
(Esercitazione)
Il paradigma della vita e le sue ragioni.

“Non esistono animali superiori e inferiori, così come non esistono razze umane
superiori e inferiori, ma esistono esseri viventi dotati di peculiarità uniche e
come tali rispettabili e inviolabili.
Il problema non è: Possono ragionare?, né: Possono parlare?, ma: Possono soffrire?”
Jeremy Bentham.
Con l’invenzione della voce e l’abilità acquisita dalla mano nell’impugnare una pietra
resa tagliente dall’arguzia il pan sapiens divenne un lupo per se stesso e
gli altri esseri viventi condannandosi ad un mondo che gli si è rivelato sempre più ostile.
Bernard Rosenthal. 
L’antispecismo è un movimento di riscatto della dignità dell’esserci (Dasein) che ha profonde radici culturali e politiche, diffuso dappertutto nel mondo, soprattutto tra i giovani.
In particolare l’antispecismo rifiuta la discriminazione arbitraria fondata sui presunti valori “metafisici” della specie umana. Esso sostiene che la sola appartenenza biologica ad una specie diversa da quella umana non giustifichi moralmente o eticamente il diritto di disporre della sua vita, della sua libertà e del suo lavoro di essere senziente o ridotto in schiavitù.
In questo senso gli antispecisti si battono affinché gli interessi degli “animali non umani” vengano considerati fondamentali in sé tanto quanto quelli degli umani, cercando di destrutturare i luoghi comuni di effimere certezze millenarie e di ricomporre la società umana in base a criteri di equità che non causino sofferenze inutili, e quindi evitabili, alle altre specie viventi e danni al pianeta.
Le capacità di sviluppare il sentire, di provare sensazioni, come il piacere o il dolore, di interagire con l’ambiente, di manifestare una volontà e dei desideri, di intrattenere rapporti sociali, non sono mai state, se non ricorrendo ad un interessato autoinganno, prerogative esclusive della specie umana.
Pertanto queste capacità negli animali (per la Bibbia sono anime viventi) suggeriscono e impongono da tempo immemorabile una revisione del loro status. Semplicemente essi dovrebbero essere definiti “persone non umane” a cominciare da subito dalla famiglia Hominidae e decretando una moratoria per tutti gli altri già condannati dalla ferocia degli interessi economici dell’uomo.
Né deriverebbe una trasformazione profonda dei rapporti tra le specie tale da prefigurare un rapido e radicale ripensamento della società così come oggi la viviamo trasformandola in una reale comunità di esseri viventi più giusta, solidale, libera e compassionevole.
In questo senso l’antispecismo si oppone allo specismo (°) inteso come un pensiero unico dominante della modernità basata sulla legge del diritto del più forte e sulla repressione del più debole, orientata alla difesa dell’interesse personale e del patrimonio, a discapito dei diritti, dell’uguaglianza e della solidarietà nei confronti dei più deboli tra gli animali umani e non umani.
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Gli studenti possono partecipare a questa esercitazione in due modi.
Primo. Progettare un manifesto, una spilla e una t-shirt per una giornata di riconciliazione dell’uomo con gli animali e l’ambiente fondata non sulla pietà, ma sulla ragione, non sull’orrore da mascherare, ma sul riconoscimento dei valori della vita nella convinzione che una sola morte ancora è una morte di troppo.
Secondo. Realizzare un breve filmato (max. 5 minuti) che contenga questo messaggio: no all’uso della vita, della sofferenza e della libertà degli animali per la sperimentazione, la produzione e la ricerca. Sì al riconoscimento degli animali come “persone non umane”.
Di ognuna delle lezioni – del lunedì, del martedì e del mercoledì – che riunisce più classi possono partecipare a questa esercitazione i primi dieci studenti o coppie di studenti che s’iscriveranno inviando i loro dati ( nome cognome, classe, numero di matricola) all’e-mail: gesmos@gmail.com. Fa testo per l’iscrizione l’ordine di ricevimento.
Ai primi tre elaborati sarà riconosciuto un punteggio di quattro punti da aggiungere al voto finale. Se il voto finale è già superiore al ventotto vale la lode. Al quarto e quinto elaborato saranno riconosciuti due punti da aggiungere al voto finale.
Ad insindacabile giudizio del docente altri punti saranno eventualmente assegnati agli elaborati particolarmente significativi.
(°) – Lo specismo è un pensiero discriminatorio fondato sull’idea che gli animali appartenenti alla specie umana abbiano diritti superiori a quelli appartenenti alle specie non-umane.
Alla base dello specismo vi è una visione antropocentrica della natura che affonda le proprie radici sia in una errata interpretazione del darwinismo, che nella religione (Dio avrebbe creato gli animali non-umani per porli al servizio degli animali umani) o, semplicemente, nell’ignoranza.
Il termine specismo è stato coniato nel 1970 da Richard Ryder, uno psicologo inglese animalista, e successivamente delineato, soprattutto da un punto di vista etico, da Peter Singer, un filosofo di origine australiana, che lo ha definito:“Un pregiudizio o atteggiamento di prevenzione a favore degli interessi dei membri della propria specie e a sfavore di quelli dei membri di altre specie”.
Non si nasce specisti ma lo si diventa per ragioni culturali. Fin dall’infanzia ci viene detto che è “naturale” pensare che gli esseri umani hanno diritti (alla vita, alla felicità, alla libertà, all’autonomia) che le altre specie viventi invece non hanno. E’ specista il linguaggio, sono speciste le leggi, sono specisti il pensiero dominante e quello non-dominante, le forme del pensiero politico e del pensiero religioso (salvo il giainismo e alcune componenti del buddhismo).
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Appendice.
Mangiare carne conviene? A chi conviene mangiare carne?
Secondo l’Agenzia Internazionale dello Sviluppo (AID), una delle due istituzioni che compongono la Banca Mondiale, l’attuale produzione di vegetali sarebbe sufficiente a sfamare oltre undici miliardi di persone con una quota di calorie più che bastanti ad una vita attiva. Purtroppo una parte significativa di questa produzione è da sempre destinata all’allevamento degli animali per la produzione della carne.
La maggior parte di questi animali trasformano i vegetali in carne e, in sub ordine, in latte e uova per il consumo umano. Questa trasformazione comporta una perdita significativa di “energia” che da qualche tempo non è più sostenibile, infatti una parte dei nutrienti serve a regolare il metabolismo, un’altra a produrre tessuti non commestibili come sono le ossa, la pelle, la cartilagine e buona parte delle frattaglie. C’è poi da calcolare l’energia che va persa attraverso le deiezioni.
Un ettaro di terra destinato all’allevamento bovino mediamente produce un venticinquesimo delle proteine che si potrebbero ottenere con la coltivazione della soia. Patate e riso hanno un rendimento energetico di una decina di volte superiore a quello della carne di manzo e del pollame e sono da un punto di vista ambientale ecologicamente sostenibili.
Per portare un chilo di carne sul banco del macellaio, secondo il Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione, è necessario più di una dozzina di chili di cereali. Negli Stati Uniti vengono impiegate più di centocinquanta milioni di tonnellate di soia e di cereali per ottenere poco più di ventimilioni di tonnellate di carne, di uova e di latte. Ma non basta, c’è il consumo idrico. Per produrre un chilo di carne occorrono all’indotto di produzione intorno a centomila litri d’acqua, a questo vanno aggiunte le emissioni di gas ad effetto serra proveniente dagli allevamenti nella duplice forma di metano prodotto dal sistema digerente degli animali, sia dai loro escrementi e la deforestazione per avere nuovi pascoli.
Ci sono molti pareri su una dieta a base di vegetali, ma un dato è oramai fuori discussione come di recente ha ancora una volta sottolineato il Journal of the American Dietetic Association, una dieta vegetariana è in grado di soddisfare le raccomandazioni nutrizionali sui nutrienti.
A proposito di questo sia la FAO che l’ONU hanno dichiarato come solo una corretta alimentazione a base vegetariana potrà realisticamente salvare il pianeta dai disastri della fame, dell’obesità e da molte patologie direttamente legate agli errori dietetici.
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(Questa esercitazione è realizzata con la collaborazione di Vanna Brocca, direttore responsabile del giornale della LEAL – Lega Antivivisezionista.)

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Lezioni monografiche:
Da Dunbar a Milgram e i sei gradi di separazione.
(Traccia)
Il numero di Dunbar.
Robin Ian McDonald Dunbar è un antropologo inglese e uno specialista del comportamento dei primati. Insegna ad Oxford. A lui si deve la formulazione di questa legge empirica che va sotto il nome di Numero di Dunbar.

Che cosa rappresenta questo numero?
Il limite teorico di persone con le quali un qualsiasi soggetto può mantenere e coltivare stabili rapporti sociali.
Oltre questo limite per mantenere stabile una comunità di rapporti occorre che i soggetti siano coinvolti, per esempio, in disposizioni normative di natura restrittiva, come avviene in un esercito.
L’oscillazione di questo numero può sembrare grande perché va da cento a duecentotrenta persone, ma intorno a centocinquanta si ha la frequenza maggiore dei casi.
Dunbar, successivamente, ha ipotizzato che questo numero è direttamente legato alle dimensioni della neocorteccia o, meglio, alla capacità di elaborazione neocorticale dei soggetti.
Se immaginiamo questo numero come un’area vedremo che al centro ci sono le relazioni che abbiamo in questo momento e alla periferia persone che abbiamo perso di vista crescendo o cambiando il nostro modo di vivere.
Come ha fatto Dunbar ad elaborare questa legge empirica?
Osservando il comportamento degli scimpanzé e la loro attività sociale principale, il grooming.
Questo termine inglese indica l’attività per mantenersi puliti, cioè lo spulciarsi reciproco degli scimpanzé.

Costituisce una pratica collettiva che si esegue seguendo precise norme di comportamento condiviso, perché oltre a mantenere il corpo libero dai parassiti rafforza le strutture sociali, facilita la sessualità e concorre alla soluzione delle dispute.
Studiando una colonia di scimpanzé Dunbar s’avvide che all’interno di essa c’erano diversi gruppi che praticavano tra di loro il grooming, ma un fatto lo incuriosì, i membri di ogni gruppo potevano anche cambiare, ma non il loro numero che si manteneva stabile.
Decise di verificare se anche per gli uomini si verificasse qualcosa di simile. Per farlo studiò lo sviluppo della società umana dal neolitico ai nostri giorni e il modo di formarsi delle comunità sociali, soprattutto dal punto di vista della loro grandezza. Ne dedusse che a prescindere dalla circostanze c’era una tendenza in esse ad oscillare intorno ai centocinquanta individui e abbozzò anche una similitudine tra il grooming degli scimpanzé e il linguaggio del gruppo inteso come uno strumento di pulizia sociale. Cioè, come un mezzo per mantenere coesa la comunità riducendo al minimo la necessità di un’intimità fisica e sociale. Un fatto che tra l’altro favorisce lo sviluppo dell’individualità non conflittuale.
In altre parole, il limite di centocinquanta rappresenta la soglia numerica entro la quale è possibile dare spazio e porre in essere rapporti interpersonali e conoscitivi che consentono di conoscere chi è ogni persona e come interagisce socialmente verso ogni altra persona della comunità.
Come ogni legge empirica la si può verificare. Partite da un individuo e dalla sua famiglia, sommate il cerchio dei parenti diretti e indiretti, degli amici, dei conoscenti. Aggiungeteci le persone che incontra con una certa frequenza, il portinaio, il panettiere, il giornalaio, il medico, poi la sfera delle conoscenze passate che sono rimaste vive nella sua memoria ed avrete il suo numero di Dunbar. L’eventuale scarto per arrivare a centocinquanta esprime il numero delle conoscenze con le quali il soggetto svilupperebbe nuovi rapporti di interazione o collaborazione se ne avesse l’occasione. Se il numero è superiore a centocinquanta il soggetto in questione, stante così le cose, difficilmente allargherà le sue conoscenze.

Questo numero sarebbe rimasto confinato nei libri universitari se non fosse che attirò l’attenzione dei programmatori di software sociali che incominciarono a tenerlo presente per valutare la dimensione delle reti sociali. Con quale scopo è facile intuirlo, mantenere e migliorare l’unità del gruppo, la sua coesione e il suo morale. Oggi, per esempio, è tenuto da conto in campo militare, nelle aziende, negli organismi pubblici e nelle università. Viene regolarmente usato nello studio della comunità di Internet, di Facebook e di MySpace.
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Appendice: La prossemica. La prossemica è una disciplina che studia lo spazio e le distanze all’interno di una comunicazione sia verbale che non verbale. Li studia al fine di gestirli.
Questo spazio può essere reale o immaginario, soggettivo o oggettivo, mentre le distanze possono essere fisiche, psicologiche, sociali, funzionali, culturali. L’espressione di prossemica (in inglese, prossemics) per molti è formata da due parole greche, pros presso e sema segno, che rinvia al controllo dello spazio. In questo senso è anche definita una semiologia degli spazi. Definizione che più si adatta ad un’altra versione sull’etimologia del termine, che la fa derivare da prox(imity), prossimità.
In ogni modo il termine fu coniato nel 1963 dall’antropologo americano Edward T. Hall ( 1914-2009) che lo usò nel suo libro La dimensione nascosta. La traduzione italiana è del 1968. Hall è stato per molti versi uno dei protagonisti degli studi culturali.
In breve Edward Hall notò che la distanza tra le persone è sempre correlata alla distanza fisica.
Partendo da questa osservazione definì quattro zone interpersonali.
- La distanza intima che resta confinata entro i cinquanta centimetri.
- La distanza personale compresa tra i cinquanta centimetri e il metro e trenta. È la distanza che sviluppa l’interazione tra gli amici.
- La distanza sociale per la comunicazione tra conoscenti che va da un metro e mezzo ai tre metri e mezzo.
- La distanza pubblica che si estende oltre i tre quattro metri e è quella delle pubbliche relazioni.
Naturalmente non sono misure tassative, ma dipendono da molti fattori culturali, sociali, ambientali.
È ovvio che la distanza alla quale ci sentiamo a nostro agio cambia a seconda se siamo italiani, svedesi o giapponesi.
Qualche curiosità. Gl’arabi tendono a stare molto vicini, quasi gomito a gomito. Gli orientali si sentono più a loro agio se sono oltre l’estensione del braccio. In India il sistema delle caste ha un complicato codice delle distanze che va fino all’intoccabilità. In ogni modo i paria devono stare ad almeno trentanove metri dai bramini. Anche il sesso determina la posizione. Gli uomini tendono a stare uno di fianco all’altro, le donne una di fronte all’altra.
Quando gli europei salgono in un ascensore collettivo si dispongono appoggiandosi alle pareti, gli americani, invece, si mettono uno accanto all’altro con il viso rivolto alla porta.
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La teoria dei sei gradi di separazione. Ovvero, volete conoscere Angelina Jolie o Brad Pitt?
Da alcuni anni a questa parte è la legge empirica che ha sollevato in rete le polemiche più aspre e i dibattiti più strampalati. C’è chi la considera assolutamente attendibile e chi le nega ogni attendibilità, soprattutto ha colpito l’immaginario di matematici, psicologi, scrittori e cineasti a cominciare dal film Six degrees of separation, del 1993, con la regia di Fred Schepisi e la partecipazione di Donald Sutherland. Tratto da una commedia teatrale di John Guare.
Andiamo con ordine.

È stato lo psicologo americano Stanley Milgram (1933-1984) ad elaborare nel 1967 questa teoria detta dei sei gradi di separazione, secondo la quale sulla terra ogni essere umano è separato da un altro essere umano da un massimo di sei passaggi di conoscenza diretta.
In teoria, dunque, conoscere Angelina Jolie, Brad Pitt o Barack Obama è più facile di quanto uno non immagini. Secondo questa teoria se tu conosci qualcuno, che conosce qualcuno, che conosce qualcuno…entro sei contatti arrivi a conoscere chi vuoi. Naturalmente Milgram non si è limitato ad enunciarla, l’ha dimostrata più volte sperimentalmente, anche se molti in passato hanno messo in dubbio i suoi risultati. Le ragioni non sono sempre scientifiche considerato che questo psicologo ebreo in tutta la sua carriera accademica ha sempre cercato di dimostrare le radici oscure e gli intrecci tra ogni forma di potere e di ubbidienza.
In ogni modo, il primo esperimento dimostrò come un gruppo di studenti del Nebraska fosse in grado di venire in contatto con degli sconosciuti, nello stato del Massachusetts, scelti a caso.

Tutto parte da due fatti.
Una tesi elaborata a livello letterario nel 1929 dallo scrittore ungherese Frigyes Karinthy e contenuta nel suo racconto “Catene”. Una ricerca di alcuni ricercatori del MIT degli anni ’50 del secolo scorso tesa ad elaborare una risposta a questa domanda a cavallo tra le scienze sociali e le ricerche di mercato. Dato un insieme di persone qual è la probabilità che ognuna di queste persone sia connessa ad un’altra attraverso un certo numero di collegamenti?
In quegl’anni furono formulate molte ipotesi, ma nessuna soddisfacente.
Nel 1967 Stanley Milgram, che si era interessato a molte ricerche intorno all’interazione sociale, trovò un sistema per verificare una sua teoria che definì “teoria del mondo piccolo”.
Milgram selezionò a caso un gruppo di abitanti del Midwest e chiese a ciascuno di loro di mandare un pacchetto ad un estraneo che abitava nel Massachusetts, a diverse migliaia di chilometri di distanza. Ognuno di costoro conosceva il nome del destinatario, la sua occupazione, e la zona in cui risiedeva, ma non l’indirizzo preciso. In pratica fu spiegato a ciascuno dei partecipanti all’esperimento di spedire il proprio pacchetto a una persona da loro conosciuta, che a loro giudizio avesse il maggior numero di possibilità di conoscere il destinatario finale. Quella persona avrebbe poi fatto lo stesso con un’altra persona di sua conoscenza e così via fino a che il pacchetto non venisse personalmente consegnato al destinatario finale.
Tutti si aspettavano che la catena includesse decine di intermediari, invece ci vollero in media solo tra i cinque e i sette passaggi per far arrivare il pacchetto al destinatario finale.
Questo esperimento di Milgram fu poi pubblicato in Psycology today e da qui nacque l’espressione sei gradi di separazione.
In termini matematici questa teoria non è difficile da spiegare. Se supponete di conoscere diciamo un centinaio di persone che a loro volta ne conoscono un centinaio, e questi un altro centinaio, eccetera, voi vedete che cento alla sesta è un numero molto vicino al numero degli abitanti della terra. Con il diffondersi dell’informatica è divenuta sempre più famosa ed ha trovato numerose applicazioni.

Ma perché questa teoria è importante a parte il riuscire a conoscere Angelina Jolie?
Perché, tralasciando il numero dei passaggi che è puramente convenzionale, questa teoria ci consente di studiare le relazioni tra le persone come se fossero una rete e, dunque, di costruire degli importanti modelli, per esempio nell’ambito delle ricerche epidemiologiche, in particolare nella diffusione delle malattie infettive, così come in campi più frivoli com’è lo studio sulla diffusione dei messaggi pubblicitari.
Una curiosità.
Negli anni scorsi la teoria dei sei gradi di separazione l’abbiamo applicata anche qui allo IED per delle esercitazioni sul giro del mondo in sei contatti ed altre ricerche e i risultati sono stati più che buoni – vedi su questo sito le esercitazioni.
Nel 2003 la Columbia University realizzò il più grande esperimento in rete con la teoria dei sei gradi di separazione. Questo esperimento, condotto dal sociologo Duncan Watts, coinvolse più di sessantamila persone in 166 paesi del mondo. L’obiettivo era rintracciare diciotto persone sconosciute di tredici paesi diversi sorteggiati dagli elenchi telefonici. (Che tipo di persone? Un archivista in Estonia, un veterinario in Norvegia, un consulente informatico in India, un poliziotto in Australia…ecc.). La ricerca dimostrò che sono sufficienti da cinque a sette passaggi in rete per giungere a destinazione con il solo aiuto di amici e conoscenti.
Per chi fosse interessato questa ricerca è stata pubblicata sulla popolare e prestigiosa rivista scientifica “Science” da Peter Sheridan della Columbia University.
Per chi è interessato a questi temi suggerisco la lettura di:
Albert-László Parabasi, Link. La scienza delle reti, Einaudi, 2004.
Mark Buchanan, Nexus, Mondatori, 2003.
Un’ultima osservazione. Tutti conoscete i “social network” e probabilmente molti di voi li frequentano, ma pochi sanno che il primo network, o meglio il primo servizio online a includere la possibilità di creare uno spazio virtuale in cui realizzare il proprio profilo e di poter avere una rete con la quale comunicare, è stato Sixdegrees.com. Sixdegrees venne creato nel 1997 e fu chiuso nel 2001. Quando fu chiuso aveva un milione di utenti, un successo, ma non produceva reddito. L’obiettivo di questo sito era di realizzare un luogo d’incontri facile da usare e non manipolabile, ma aveva un inconveniente, nonostante s’ispirasse alla teoria del piccolo mondo antico di Milgram non consentiva che due soli gradi di separazione, gli amici e gli amici degli amici.

Appendice novembre 2011.
Oggi si dovrebbe dire quattro gradi e cinquanta circa di separazione, se sono corrette le argomentazioni di due professori dell’Università Statale di Milano che lavorano nel laboratorio di Web Algorithmics del Dipartimento di scienze dell’informazione e che hanno collaborato ad una ricerca sul teorema di Milgram con l’università di Palo Alto, in California e con Mark Zuckerberg, che voi conoscete come l’ideatore di Facebook.
Il tema centrale di questa nuova ricerca, che ha interessato sia il web che i mass-media cartacei, è stato quello di verificare come le relazioni interpersonali cambiano con la digitalizzazione.
Come si nota da più parti e da tempo Facebook ha reso il mondo più piccolo ed ha cambiato molti aspetti delle relazioni sociali. I due ricercatori milanesi hanno applicato la teoria del mondo piccolo di Milgram ai settecento milioni e passa di utenti attivi sul social network di Mark Zucherberg per un totale di circa settanta miliardi di relazioni.
Il risultato è stato che la distanza media tra due persone è pari a 4,74.
In altre parole il mondo si è ulteriormente rimpicciolito rispetto alle prime ricerche di Milgram.
Se poi si restringe l’ambito della ricerca ad una sola nazione – che rappresenta mediamente l’84 per cento delle amicizie – si può scendere fino a tre gradi di separazione, cioè a quattro passaggi.
Per concludere, legando questi risultati al numero di Dunbar, si osserva che la maggior parte dei contatti – con persone della nostra età – varia mediamente intorno a 190 anche se per il cinquanta per cento dei casi si attesta intorno a 100.
È un classico paradosso della rete che tecnicamente s’iscrive nell’ambito dei contanti da rimbalzo, ma che è sintetizzato dalla formula: gli amici degli amici sono più dei nostri amici.
Un dato. La ricerca della Statale ha riguardato 721 milioni di utenti attivi su Facebook, cioè più del dieci per cento della popolazione mondiale stimata.
Quando abbiamo cominciato a parlare dei sei gradi di separazione in questa scuola la domanda provocatoria che facevamo agli studenti era: La teoria dei sei gradi di separazione. Ovvero, volete conoscere Angelina Jolie o Brad Pitt?
Oggi in questo nuovo contesto è tutto cambiato.
Se siete seduti al bar di un aeroporto oppure, se siete sul marciapiede di una stazione in attesa di un treno, molto probabilmente una delle persone che vi stanno accanto conosce un vostro amico o un amico di un amico dei vostri amici.
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