IED – Esercitazione 4 (D) – 2009-10 – Il labirinto da topoi a metafora della complessità

D – IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
Esercitazione numero quattro.   
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IL LABIRINTO, DA TOPOI A METAFORA DELLA COMPLESSITÁ. 

Il labirinto, da topoi a metafora della complessità

Che cos’è un labirinto? 
Il primo labirinto, dice Platone, è stato il labirinto di Atlantide.  Al di là della sua forma architettonica spiegarlo è più complicato di come appare, anche perché da tempo questa espressione si usa in numerosi contesti, con i significati più diversi.  Possiamo dire che il labirinto è presente, come immagine, a partire dalle sue implicazioni oniriche e magico-rituali, sin dagli albori dell’umanità, tanto da poter essere definita un’espressione archetipica.
I labirinti non sono tutti uguali.  In alcuni si deve trovare la maniera di uscirne, in altri di attraversarli, in altri ancora è importante il modo in cui si percorrono. 
Possono assumere le forme più diverse.  Di fatto, possono essere naturali, artificiali o misti.

Il labirinto, da topoi a metafora della complessità

Secondo la morfologia del tracciato sono geometrici o irregolari.  Secondo la forma del percorso il labirinto può dipanarsi con svolte rettangolari, curvilinee o miste.  Dal punto di vista della loro struttura possono essere rettangolari, circolari o irregolari, e poi, simmetrici o asimmetrici.  Il loro centro può rappresentare un punto di arrivo o essere solo un passaggio per l’altrove.  I labirinti possono essere centripeti o centrifughi, a seconda che il loro tracciato inizi dal centro o finisca in esso.  Anche se rari, ci sono labirinti tridimensionali, come i sacrari megalitici dell’isola di Malta.  Infine, le biforcazioni possono essere semplici o complesse, avere degli snodi obbligatori, perché non si può non passare da essi, o vessatori, che riportano sempre allo stesso punto.

Il labirinto, da topoi a metafora della complessità

Alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che sono figure legate alla condizione umana, insieme al cerchio, al quadrato, al triangolo.  Figure, in sintesi, che servirebbero ad organizzare e a concepire un’idea di mondo, a rappresentare il tortuoso cammino della conoscenza.  (Chi entra in un labirinto è costretto ad affrontare uno dei dilemmi più importanti dell’esistenza, quello della scelta.  Soltanto una, delle due o più vie che si aprono di fronte a chi lo percorre, è quella giusta, l’altra o le altre lo inducono in errore.  Da qui l’idea medioevale del labirinto come luogo di perdizione. Come è facile constatare prima di essere una fantasia architettonica il labirinto è un simbolo possente.
La sua esistenza materiale non è che una parte della sua storia e il suo potere evocativo risale all’origine dei tempi, non per caso è uno tra gli oggetti culturali onnipresente in ogni epoca e in numerose culture.  Spesso è stato il campo di battaglia dei sentimenti dell’uomo e la sua lunga marcia attraverso i secoli lo ha reso polisemico.  Più di un sapere si è impadronita dei suoi simbolismi per separare l’alto dal basso, il bene dal male, il corpo dallo spirito, il piacere dal dolore, così come per rappresentare la relazione della madre con il figlio, degli dei con l’uomo.

Il labirinto, da topoi a metafora della complessità

Per la chiesa il labirinto è il percorso della redenzione, per il buddismo è una immagine del mandala.  Il processo di formazione del cosmo, la via verso il tutto.  Per la massoneria è l’immagine della ricerca interiore.  Sui pavimenti delle cattedrali è un invito a riporre fiducia nel divino, un cammino per Gerusalemme. Un invito al viaggio salvifico.  Nella tradizione della Cabala – ripresa dalla tradizione alchemica – il labirinto è il lavoro dell’Opera, cioè della grande trasmutazione delle cose.  Infine, non è raro trovare il labirinto nei sogni come annuncio di una rivelazione, come avventura interiore che si può accettare o perdere.

Obiettivo dell’esercitazione.  Interpretare a partire dalla forma di un labirinto un sentimento, una sensazione, un vizio o una virtù.
Ogni gruppo può elaborare l’immagine di questa esercitazione con il mezzo espressivo che meglio ritiene opportuno, disegno, foto, fumetto, collage, video, elaborazione elettronica.

L’elaborato dovrà essere presentato su dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa.  Non sono accettati altri supporti. 

































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Una risposta a IED – Esercitazione 4 (D) – 2009-10 – Il labirinto da topoi a metafora della complessità

  1. Ju' scrive:

    A proposito di “Alcuni studiosi hanno avanzato l’ipotesi che sono figure legate alla condizione umana, insieme al cerchio, al quadrato, al triangolo. Figure, in sintesi, che servirebbero ad organizzare e a concepire un’idea di mondo, a rappresentare il tortuoso cammino della conoscenza”, chi sono questi studiosi? vorrei approfondire questa interpretazione. Sarei molto grata per qualche indicazione bibliografica.
    Ju’

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