IED – Esercitazione 2 – 2009-10 – “Le città di utopia incontrano le città di carta”

IED, Milano.  Anno accademico 2009-2010
Cattedra di sociologia.
(Esercitazioni)
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Esercitazione numero due.   
“Le città di utopia incontrano le città di carta” 
(Vivere altrove) 
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IED – Esercitazione 2 – Le  città di utopia incontrano le città di carta

L’espressione e il concetto di “utopia”, così come li conosciamo oggi, sono nati da un libro di Thomas More, altre ne sono seguite, anche se la stragrande parte delle utopie non sono esistite che sulla carta stampata, spesso lo spazio di un mattino.
L’utopia può essere politica, sociale, economica, ecologica, progettuale, architetturale ed anche sentimentale.  Di fatto concerne tutto il campo del pensiero e delle attività degli uomini.
Possiamo definirla come la figurazione plastica di un’idea: quella di un mondo che vuole essere ideale.  È nel destino delle utopie non restare mai delle idee astratte, ma d’inverarsi in una rappresentazione, divenire immagine, piano, progetto, quadro, celebrare l’immaginazione e la riflessione, dare vita alle illusioni della notte.
Chi sono e che società ci propongono gli utopisti?
Dobbiamo rilevare un fatto singolare, lo studio della città, cioè, l’urbanistica, una delle tante scienze positive che nascono all’inizio del diciannovesimo secolo, è stata preceduta da una stagione di “utopie”, nelle quali sono numerosi i progetti di città ideali, da Moro, a Tommaso Campanella a  Francesco Bacone.  Rappresentano il sogno di vivere altrove e, allo stesso tempo, la paura di questo vivere che è sempre cristallizzato nella prospettiva di una perfezione senza fine.
Secondo Lewis Mumford le utopie sono di due tipi, quelle di evasione che tendono ad abbattere le costrizioni della vita corrente e quelle di ricostruzione che vogliono affermare le premesse per una liberazione futura.
In generale le utopie sono ricorrenti nella storia dell’umanità e si manifestano soprattutto nei momenti di declino o di passaggio.  Incarnano le paure del cambiamento.
L’Ottocento in Occidente ha visto una grande fioritura di scrittori utopistici, dall’americano Thomas Spence (1750-1814) allo scrittore inglese Herbert George Wells (1866-1946), più conosciuto come H.G. Wells.  (Un suo romanzo, La guerra dei mondi, nell’adattamento radiofonico di Orson Welles del 1938 farà scoprire al mondo il potere di sincronia della radio.  H.G. Wells nei panni di uno scienziato compare anche in una serie di racconti di Dylan Dog.)
Questa fioritura deriva dalle tensioni che hanno attraversato il secolo, lo scontro tra città e campagna, tra Capitale e Lavoro, tra innovazione e conservazione, i profondi mutamenti del paesaggio fisico e sociale.  In questa prospettiva c’è un elemento importante, deriva dalle vicende politiche e dagli eventi del 1848.  Fino a questa data le utopie descrivevano un progetto di società ideale o di come sarebbe dovuta diventare.  Dopo questa data la componente sociale si attenua ed emergono sempre di più gli aspetti meramente tecnici, soprattutto in ordine all’abitabilità, all’igiene, alla gestione dei tempi sociali e degli stili di vita, in altre parole, le utopie sognano di gestire la complessità.

Nell’immaginario della “letteratura disegnata” (fumetto) la scena (l’architettura dello scenario) ha un posto di rilievo a partire dall’inizio del XX° secolo e, da subito, entrerà in gioco l’estetica dell’Art Nouveau e dell’Art Déco accanto alle ambientazioni di luoghi esotici e di mondi fantastici.  Poi, con l’avvento dei supereroi degli anni Quaranta si svilupperà una neo-architettura metropolitana che riflette il carattere epico delle loro avventure.  Dopo una stasi di qualche decennio, con la contestazione degli anni Sessanta c’è un rinnovamento degli scenari fino alla creazione ad hoc di architetture e mondi ai fini della narrazione.  Qui, un posto a sé occupa il fumetto giapponese per le sue inedite possibilità espressive. 
Infine, con l’esposizione parigina del 1985 dedicata al rapporto tra architettura e fumetto presso L’Institut Français d’Architecture (Attention Travaux) l’architettura disegnata acquisterà una dignità culturale i cui stilemi sono oggi rintracciabili anche nei progetti di grandi “archistar”  come Zaha Hadid o Frank Gehry.  
Per questa esercitazione si consiglia l’opera Le Città Oscure (Les Cités Obscures) di Schuiten e Peeters. 
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Benvenuti nelle città di carta! 
L’obiettivo dell’esercitazione è di progettare un poster o una cartolina di benvenuto in una città che sia allo stesso tempo un sogno utopico e un luogo disegnato dalla fantasia.   
Ogni gruppo può sviluppare l’immagine di questo/a con il mezzo espressivo che meglio ritiene opportuno, disegno, foto, fumetto, collage, immagine elaborata per via elettronica.

L’elaborato dovrà essere presentato stampato su carta e in dischetto, accompagnato da una breve relazione esplicativa. 
Non sono accettati altri supporti.
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Le  città di utopia incontrano le città di carta


Le  città di utopia incontrano le città di carta


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