Il paradigma della vita e le sue ragioni – Esercitazione

IED, Milano. Anno accademico 2010-2011

Cattedra di sociologia.

(Esercitazione)

Il paradigma della vita e le sue ragioni.

Non esistono animali superiori e inferiori, così come non esistono razze umane
superiori e inferiori, ma esistono esseri viventi dotati di peculiarità uniche e
come tali rispettabili e inviolabili.
Il problema non è: Possono ragionare?, né: Possono parlare?, ma: Possono soffrire?”

Jeremy Bentham.

Con l’invenzione della voce e l’abilità acquisita dalla mano nell’impugnare una pietra
resa tagliente dall’arguzia il
pan sapiens divenne un lupo per se stesso e
gli altri esseri viventi condannandosi ad un mondo che gli si è rivelato sempre più ostile.

Bernard Rosenthal.

L’antispecismo è un movimento di riscatto della dignità dell’esserci (Dasein) che ha profonde radici culturali e politiche, diffuso dappertutto nel mondo, soprattutto tra i giovani.

In particolare l’antispecismo rifiuta la discriminazione arbitraria fondata sui presunti valori “metafisici” della specie umana. Esso sostiene che la sola appartenenza biologica ad una specie diversa da quella umana non giustifichi moralmente o eticamente il diritto di disporre della sua vita, della sua libertà e del suo lavoro di essere senziente o ridotto in schiavitù.

In questo senso gli antispecisti si battono affinché gli interessi degli “animali non umani” vengano considerati fondamentali in sé tanto quanto quelli degli umani, cercando di destrutturare i luoghi comuni di effimere certezze millenarie e di ricomporre la società umana in base a criteri di equità che non causino sofferenze inutili, e quindi evitabili, alle altre specie viventi e danni al pianeta.

Le capacità di sviluppare il sentire, di provare sensazioni, come il piacere o il dolore, di interagire con l’ambiente, di manifestare una volontà e dei desideri, di intrattenere rapporti sociali, non sono mai state, se non ricorrendo ad un interessato autoinganno, prerogative esclusive della specie umana.

Pertanto queste capacità negli animali (per la Bibbia sono anime viventi) suggeriscono e impongono da tempo immemorabile una revisione del loro status. Semplicemente essi dovrebbero essere definiti “persone non umane” a cominciare da subito dalla famiglia Hominidae e decretando una moratoria per tutti gli altri già condannati dalla ferocia degli interessi economici dell’uomo.

Né deriverebbe una trasformazione profonda dei rapporti tra le specie tale da prefigurare un rapido e radicale ripensamento della società così come oggi la viviamo trasformandola in una reale comunità di esseri viventi più giusta, solidale, libera e compassionevole.

In questo senso l’antispecismo si oppone allo specismo (°) inteso come un pensiero unico dominante della modernità basata sulla legge del diritto del più forte e sulla repressione del più debole, orientata alla difesa dell’interesse personale e del patrimonio, a discapito dei diritti, dell’uguaglianza e della solidarietà nei confronti dei più deboli tra gli animali umani e non umani.

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Gli studenti possono partecipare a questa esercitazione in due modi.

Primo. Progettare un manifesto, una spilla e una t-shirt per una giornata di riconciliazione dell’uomo con gli animali e l’ambiente fondata non sulla pietà, ma sulla ragione, non sull’orrore da mascherare, ma sul riconoscimento dei valori della vita nella convinzione che una sola morte ancora è una morte di troppo.

Secondo. Realizzare un breve filmato (max. 5 minuti) che contenga questo messaggio: no all’uso della vita, della sofferenza e della libertà degli animali per la sperimentazione, la produzione e la ricerca. Sì al riconoscimento degli animali come “persone non umane”.

Di ognuna delle lezioni – del lunedì, del martedì e del mercoledì – che riunisce più classi possono partecipare a questa esercitazione i primi dieci studenti o coppie di studenti che s’iscriveranno inviando i loro dati ( nome cognome, classe, numero di matricola) all’e-mail: gesmos@gmail.com. Fa testo per l’iscrizione l’ordine di ricevimento.

Ai primi tre elaborati sarà riconosciuto un punteggio di quattro punti da aggiungere al voto finale. Se il voto finale è già superiore al ventotto vale la lode. Al quarto e quinto elaborato saranno riconosciuti due punti da aggiungere al voto finale.

Ad insindacabile giudizio del docente altri punti saranno eventualmente assegnati agli elaborati particolarmente significativi.

(°) – Lo specismo è un pensiero discriminatorio fondato sull’idea che gli animali appartenenti alla specie umana abbiano diritti superiori a quelli appartenenti alle specie non-umane.

Alla base dello specismo vi è una visione antropocentrica della natura che affonda le proprie radici sia in una errata interpretazione del darwinismo, che nella religione (Dio avrebbe creato gli animali non-umani per porli al servizio degli animali umani) o, semplicemente, nell’ignoranza.

Il termine specismo è stato coniato nel 1970 da Richard Ryder, uno psicologo inglese animalista, e successivamente delineato, soprattutto da un punto di vista etico, da Peter Singer, un filosofo di origine australiana, che lo ha definito:“Un pregiudizio o atteggiamento di prevenzione a favore degli interessi dei membri della propria specie e a sfavore di quelli dei membri di altre specie”.

Non si nasce specisti ma lo si diventa per ragioni culturali. Fin dall’infanzia ci viene detto che è “naturale” pensare che gli esseri umani hanno diritti (alla vita, alla felicità, alla libertà, all’autonomia) che le altre specie viventi invece non hanno. E’ specista il linguaggio, sono speciste le leggi, sono specisti il pensiero dominante e quello non-dominante, le forme del pensiero politico e del pensiero religioso (salvo il giainismo e alcune componenti del buddhismo).

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Appendice.

Mangiare carne conviene? A chi conviene mangiare carne?

Secondo l’Agenzia Internazionale dello Sviluppo (AID), una delle due istituzioni che compongono la Banca Mondiale, l’attuale produzione di vegetali sarebbe sufficiente a sfamare oltre undici miliardi di persone con una quota di calorie più che bastanti ad una vita attiva. Purtroppo una parte significativa di questa produzione è da sempre destinata all’allevamento degli animali per la produzione della carne.

La maggior parte di questi animali trasformano i vegetali in carne e, in sub ordine, in latte e uova per il consumo umano. Questa trasformazione comporta una perdita significativa di “energia” che da qualche tempo non è più sostenibile, infatti una parte dei nutrienti serve a regolare il metabolismo, un’altra a produrre tessuti non commestibili come sono le ossa, la pelle, la cartilagine e buona parte delle frattaglie. C’è poi da calcolare l’energia che va persa attraverso le deiezioni.

Un ettaro di terra destinato all’allevamento bovino mediamente produce un venticinquesimo delle proteine che si potrebbero ottenere con la coltivazione della soia. Patate e riso hanno un rendimento energetico di una decina di volte superiore a quello della carne di manzo e del pollame e sono da un punto di vista ambientale ecologicamente sostenibili.

Per portare un chilo di carne sul banco del macellaio, secondo il Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione, è necessario più di una dozzina di chili di cereali. Negli Stati Uniti vengono impiegate più di centocinquanta milioni di tonnellate di soia e di cereali per ottenere poco più di ventimilioni di tonnellate di carne, di uova e di latte. Ma non basta, c’è il consumo idrico. Per produrre un chilo di carne occorrono all’indotto di produzione intorno a centomila litri d’acqua, a questo vanno aggiunte le emissioni di gas ad effetto serra proveniente dagli allevamenti nella duplice forma di metano prodotto dal sistema digerente degli animali, sia dai loro escrementi e la deforestazione per avere nuovi pascoli.

Ci sono molti pareri su una dieta a base di vegetali, ma un dato è oramai fuori discussione come di recente ha ancora una volta sottolineato il Journal of the American Dietetic Association, una dieta vegetariana è in grado di soddisfare le raccomandazioni nutrizionali sui nutrienti.

A proposito di questo sia la FAO che l’ONU hanno dichiarato come solo una corretta alimentazione a base vegetariana potrà realisticamente salvare il pianeta dai disastri della fame, dell’obesità e da molte patologie direttamente legate agli errori dietetici.

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(Questa esercitazione è realizzata con la collaborazione di Vanna Brocca, direttore responsabile del giornale della LEAL – Lega Antivivisezionista.)


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Una risposta a Il paradigma della vita e le sue ragioni – Esercitazione

  1. roby scrive:

    non vorrei essere catastrofico , ma credo che per avere una sensibile inversione di marcia l essere umano o “l animale umano” dovrà necessariamente passare attraverso i suoi innumerevoli errori ,e non credo sarà una passeggiata visti i contenuti ,ma ciò di cui nel mio profondo essere mi angoscia ancor di più e sapere che milioni di esseri viventi non umani in questo stesso istante vivono torturati e nelle sofferenze più atroci , per questo sarei pronto a morire in questo momento pur di far cessare l incredibile e irreversibile destino che i nostri fratelli minori stanno vivendo ,mi associo a le preghiere di coloro che credono che tutto questo male ormai sia destinato a scomparire per sempre. un sincero solidale abbraccio a tutti voi che diffondete questa terribile verità.

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