La bellezza insanguinata – IED – Esercitazione 4 (III) – 2010-2011

IED, Milano. Anno accademico 2010-2011

Cattedra di sociologia.

(Esercitazioni)

Esercitazione numero quattro – (terza parte)

Lunedì 20 dicembre 2010

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LA BELLEZZA INSANGUINATA!

(Le nostre illusioni, la loro sofferenza)

Un cosmetico è una sostanza o un composto di sostanze destinato ad essere usato sul corpo umano, in particolare sull’epidermide, ma anche sul sistema pilifero, le unghie, le labbra, gli organi genitali esterni, certe mucose, i denti, allo scopo di pulire, proteggere, profumare, mantenere in buono stato, modificare o imbellire l’aspetto fisico oppure “correggere” gli odori.

La cosmesi – da cosmos, ordine – è antica quanto l’uomo, si ritiene che già nel neolitico si praticasse la pittura corporale. Gli egizi – più di tremila anni fa – conoscevano unguenti, oli profumati e sostanze dentifrice. Sulle antiche vie della seta e dei dolmen la cosmesi orientale conquistò la Grecia e l’Impero Romano. In particolare a Roma l’esasperata ricerca di una bellezza algida e immacolata introdusse l’ossido di piombo nei cosmetici per la pelle (nella cerussa o biacca e nel khôl, scatenavano il saturnismo) e il cinabro (il minerale da cui si ricava il mercurio) nel rosso per le labbra, con gravi rischi per la salute. Dopo le crociate la cosmesi conquistò definitivamente l’Europa, la nobiltà, uomini e donne, usava creme, fondi tinta, tinture per capelli, profumi. I prodotti cosmetici mutano con il tempo e la ricerca scientifica, anche se la cold cream di Galenus è usata ancora oggi è sparita la doccia a base di urina di giovinette.

La vera rivoluzione della cosmetologia avviene con il diffondersi della chimica moderna che vi ha introdotto i profumi di sintesi, i derivati del petrolio, i tensioattivi e gli stabilizzatori delle emulsioni. Oggi un cosmetico può arrivare a contenere fino a trenta ingredienti dei circa ottomila che costituiscono il catalogo di questa industria.

Gli ingredienti possono essere di origine vegetale, animale, minerale e di sintesi e i produttori hanno l’obbligo di documentare – con studi e test appropriati – le loro caratteristiche e il loro effetto. Una inascoltata legislazione internazionale e nazionale regola la loro produzione, sia per quanto riguarda la salute umana, sia per l’ancora e per certi versi oscurata azione nociva su chi li lavora – sono noti casi di aborto nelle fabbriche cosmetiche – e sull’ambiente, a cominciare dalla loro biodegradabilità.

Ciò che molti (troppi) fingono di non sapere:

I test sugli animali per provare la non-nocività dei preparati o i loro effetti possono essere fuorvianti. Spesso e in modo imprevedibileAn animal’s response to a drug can be different to a human’s . la risposta di un animale a un farmaco o ad un cosmetico è ingannevole perché diversa da quella umana.

Da tempo alternative di successo sono gli studi in provetta sulle colture di tessuti umani, l’elaborazione di dati statistici e la realizzazione di modelli informatici.

Lo stress a cui gli animali nei laboratori sono sottoposti in ogni caso altera gli esperimenti e rende i risultati incomprensibili o senza un’utilità pratica.

Gli animali sono tuttora massicciamente usati per testare cosmetici e prodotti per la pulizia per il solo motivo che questa in molti casi è la strada economicamente più conveniente e più facile.

Di contro:

Gli animali hanno lo stesso diritto alla vita degli esseri umani.

Finora i controlli più severi non hanno impedito ad aziende, istituti di ricerca, laboratori e ricercatori privi di scrupoli di abusare della vita animale.

La morte di un animale, soprattutto quando non è giustificata, non è moralmente diversa di un omicidio.

Quando gli animali sono rinchiusi e circondati dalla sofferenza di altri animali soffrono di stress enormi di tipo psicofisico che causano loro un dolore continuo ed inutile. Can we know they don’t feel pain? ( se preferisci citare Bentham “La domanda non è: sono capaci di ragionare? E neppure: sono capaci di parlare? La domanda è: sono capaci di soffrire?

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Ogni anno, nella sola Unione europea più di dodici milioni di cani, gatti, conigli, topi, ratti, scimmie vengono utilizzati nelle prove sul dosaggio mortale delle sostanze chimiche e dei farmaci e sulla non pericolosità dei cosmetici. Se si considerano i paesi dove è obbligatorio fornire statistiche questa cifra sale a 115 milioni all’anno, ma gli Usa, a titolo di esempio, non considerano “animali” né i topi, né i ratti, né gli uccelli, che di conseguenza non rientrano nel conteggio, e non esistono dati per la Cina. In genere la sostanza da testare viene introdotta a forza nella gola dell’animale immobilizzato o pompata nello stomaco, altrimenti viene iniettata sotto la cute, nei muscoli o in vena. Viene spalmata sul ventre, le labbra, la vagina, gli occhi, viene introdotta meccanicamente nel retto o somministrata con maschere a gas. Se ne studiano le reazioni a breve e a lungo periodo come sono, a cominciare dalla morte, il vomito, le convulsioni, le ferite cutanee, il sanguinamento dal naso, dalla bocca, dall’ano, le eruzioni cutanee, la diarrea, la stipsi, le posture anomale. In genere gli animali muoiono nel giro di due o tre settimane, in una percentuale vicina al cinquanta per cento.

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Di fronte a questo stato di cose è possibile sensibilizzare l’opinione pubblica a partire dalle scuole? È possibile costringere i legislatori ad intervenire con leggi che mettano al bando la sperimentazione animale perlomeno nelle ricerche sulla cosmesi senza attendere che vengano pronti i cosiddetti metodi sostitutivi? È possibile punire commercialmente le aziende insensibili a questi temi rifiutando l’acquisto dei loro prodotti? Si può difendere e diffondere l’idea che una società civile non ha bisogno di nuovi prodotti cosmetici se produrli significa accecare, ustionare, avvelenare, soffocare e uccidere gli animali? Ci bastano i cosmetici cruelty-free già esistenti sul mercato? Si può realizzare un “Animal Liberation Front” che prenda partito, al di là della politica, delle religioni, del luogo comune che vuole gli animali al servizio degli uomini, per la loro vita?

Obiettivo dell’esercitazione è di realizzare un marchio, un manifesto visivo ed eventualmente un breve filmato che contenga questo messaggio: no all’uso della vita, della sofferenza e della libertà degli animali per la sperimentazione, la produzione e la ricerca cosmetica.

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(Questa esercitazione è realizzata con la collaborazione di Vanna Brocca, direttore responsabile del giornale della LEAL – Lega Antivivisezionista.)

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6 risposte a La bellezza insanguinata – IED – Esercitazione 4 (III) – 2010-2011

  1. Alexander Lowen scrive:

    “…non posso capire la crudeltà nei confronti degli animali. Sono creature senzienti, in grado di provare piacere e dolore, tristezza e gioia, paura e rabbia. Gli esseri umani privi di questi sentimenti sono, in un certo senso, a un livello inferiore a quello degli animali.”

    da “Il narcisismo” di Alexander Lowen

  2. marco scrive:

    complimenti a tutti davvero!!! la “meta’ mano e meta’ zampa” e’ fantastica!

  3. Maria scrive:

    Buongiorno, mi occupo di ricostruzione unghie. Volevo sapere come si puo’ venire a conoscenza di come vengono testati i gel che utilizzo nel mio lavoro. Vi ringrazio per quello che fate, Un caloroso abbraccio, MAria

  4. eve scrive:

    Il quarto video alla fine si interrompe… c’è un modo per vederlo tutto?
    Grazie

  5. admin scrive:

    Buongiorno Maria, potresti chiedere informazioni alla Lega AntiVivisezionista (www.leal.it) in collaborazione con la quale è stata organizzata questa esercitazione. E… grazie!

  6. admin scrive:

    Eve, a me il video sembra completo.

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